martedì 13 settembre 2016

RUSSIAN SPY: OPERAZIONE BRUXELLES

Il nuovo romanzo di Roberto Borzellino. 

In vendita su Amazon e in tutte le librerie


Una spy story coinvolgente e appassionante fin dalle prime pagine. Ricca di personaggi, intrighi e colpi di scena. Ambientato tra la Russia e l'Europa occidentale, immergerà il lettore nelle atmosfere di una nuova guerra fredda post caduta muro di Berlino.

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Copertina flessibile
PREZZO € 10,39

Sinossi: Aleksej è un giovane ufficiale di stanza presso l'Accademia militare di San Pietroburgo. Figlio unico di mamma russa e padre italiano. E' il capitano della squadra di hockey e la sua esistenza sembra procedere tranquilla e monotona come ogni giorno. Quello che ancora non sa è che la sua vita sta per cambiare velocemente. Diventerà la spia russa più ricercata del pianeta. Dovrà portare a termine la sua difficile missione tra Mosca, Roma e Bruxelles e superare tutti i pericoli che troverà sulla sua strada. Tra omicidi, tradimenti e colpi di scena riuscirà a tornare a casa ma solo per scoprire i segreti della sua "famiglia normale".

Breve estratto del secondo capitolo

CAPITOLO SECONDO – MOSCA
5
L’auto sobbalzò e Aleksej, ancora semi addormentato per l’alzataccia mattutina, aprì improvvisamente gli occhi e scrutò fuori dal finestrino. Una pioggerellina stava liberando le sue lacrime e ogni goccia scivolava rapidamente sui vetri per far posto ai nuovi arrivi.

“Maggiore Marinetto”, esclamò l’autista, “siamo quasi arrivati in aeroporto e tra due minuti saremo all’entrata delle partenze”. Era la voce dell’attendente del Generale Sherbakov. Aveva avuto il compito di accompagnare Aleksej a Pulkovo, addirittura con la Mercedes C220 nera del comandante. Era un grande privilegio e il Maggiore ne era consapevole ma, nonostante tutte le accortezze, i suoi timori per quel viaggio inaspettato rimasero inalterati.

“Grazie tenente Cjukov, si fermi pure qui a lato” rispose cortese, trattenendosi dal fare il saluto militare, poi lo congedò con una semplice stretta di mano e un semplice grazie. Con il suo minuscolo bagaglio si diresse in direzione del check-in per Mosca. Gli era stato ordinato di vestirsi in abiti civili e di portare con sé solo lo stretto necessario. E così aveva fatto. A Mosca avrebbe trovato qualcuno ad attenderlo ma non conosceva né il suo nome né il suo grado.

“Probabilmente sarà qualche giovane attendente”, pensò Aleksej, mentre disciplinatamente si metteva in fila con gli altri passeggeri. Era decisamente preoccupato ma doveva mascherare bene quel suo stato d’animo e comportarsi come un comune cittadino russo. In quella strana circostanza era necessario che abbandonasse la sua proverbiale aria marziale che lo faceva sentire così ridicolo senza la divisa addosso.

“Volo S7022 per Mosca, affrettarsi all’imbarco”, gracidò una voce gentile dagli altoparlanti della sala d’aspetto. Aleksej ancora non sospettava che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto la sua amata S. Pietroburgo. Gli era stato concesso troppo poco tempo e non era riuscito a salutare tutti gli amici e i compagni di hockey. Forse anche per questo si sentiva stranamente triste e vuoto.

Il volo fu breve e tranquillo, senza nessun incontro strano o particolare da segnalare. Si diresse verso l’uscita dell’aeroporto Domodedovo e si fermò davanti alla lunga fila di taxi gialli che, disciplinatamente, aspettavano l’arrivo dei clienti. Con lo sguardo scrutò in ogni direzione ma del suo contatto nemmeno l’ombra. 

“Il mio attendente dev’essere in ritardo” pensò Aleksej mentre guardava impaziente l’orologio. Non poteva fare altro che aspettare perché gli era stato ordinato di non allontanarsi dall’uscita, per nessun motivo. Improvvisamente si accorse di un uomo che gli veniva incontro con le braccia allargate. Aveva stampato sul volto un sorriso e l’aria di chi sembrava conoscerlo da tempo.

“Aleksej, amico mio, come stai? Finalmente sei arrivato”, disse lo sconosciuto con voce stucchevole. Lo strinse forte a sé e gli sussurrò all’orecchio:” Stai al gioco e seguimi senza fare domande, forse siamo sorvegliati”. Aleksej restò completamente immobile, era sorpreso, imbambolato e fece in tempo a farfugliare solo poche e incomprensibili parole: “ma tu chi… “.

Lo strano tipo prese il piccolo bagaglio dalle sue mani e lo posò nel retro dell’auto; quindi lo invitò a salire sul davanti e insieme partirono a gran velocità per destinazione ignota.

Quando si furono allontanati abbastanza Aleksej si voltò verso quell’improbabile accompagnatore e con piglio deciso e altero gli disse:” Allora, razza di idiota, mi dici finalmente cos’è questa pagliacciata e dove siamo diretti?”.

“Si calmi Maggiore Marinetto”, rispose a tono lo sconosciuto, “lasci che mi presenti. Maggiore Kostja Maksimovic Skubak, dell’SVR di Mosca. Sono un agente dei Servizi con il compito di accompagnarla a destinazione”. Tirò fuori dalla giacca un tesserino e lo appoggiò sul cruscotto dell’auto.