giovedì 5 marzo 2015

Pensioni: Il Governo studia nuove modifiche


LE MODIFICHE ALLE PENSIONI

A tre anni dal varo dell'ultima riforma, quella che ha sancito il passaggio per tutti al sistema di calcolo contributivo della pensione elevando nel contempo (e senza gradualità) i requisiti anagrafici e contributivi, torna nell'agenda del Governo il tema di uno o più interventi previdenziali. 

Quello che viene ipotizzato è un insieme di ritocchi strutturali nella forma del “tagliando” a un sistema che non deve però essere stravolto e da effettuare con la prossima legge di stabilità. Ma quali sono i nodi che effettivamente richiedono un aggiustamento senza intaccare gli equilibri di finanza pubblica? 

CHIUSURA DELLA PRATICA SUGLI ESODATI

Nei mesi successivi al varo della riforma Fornero-Monti sono stati adottati provvedimenti di salvaguardia per i cosiddetti lavoratori “esodati”, ovvero soggetti penalizzati dai nuovi requisiti pensionistici e che si sono trovati (o si troveranno nei prossimi mesi o anni) senza un ammortizzatore sociale e senza un impiego dopo aver concluso accordi aziendali o con lo Stato per il pensionamento sulla base delle vecchie regole. 

Sei interventi per tutelare oltre 170mila persone con una spesa di circa 12 miliardi entro il 2020 non hanno tuttavia chiuso il capitolo, anche se le situazioni di criticità ancora da affrontare non riguardano più veri casi da “esodati” (per esempio i circa 4mila dipendenti del settore scuola della cosiddetta “quota 96”). 

Come intervenire? 

L'ipotesi più realistica, in termini di sostenibilità finanziaria, è quello del cosiddetto “prestito pensionistico”, vale a dire la possibilità di riconoscere, a determinati soggetti con un paio di anni o tre dal pensionamento effettivo, un assegno temporaneo fino al perfezionamento del diritto alla pensione di vecchiaia, con successiva restituzione da parte del pensionato della somma complessivamente percepita con micro prelievi da parte dell'Inps. 

Ma ci sono proposte di interventi di flessibilità in uscita diversi (e più costosi) del prestito. 

REVISIONE DEL RECESSO NELLA MODALITA' DI LAVORO

Prima della riforma del 2011 vigeva un regime di libera recesso (con obbligo di preavviso) per il datore di lavoro privato nei confronti del lavoratore al raggiungimento dei requisiti pensionistici, interpretati dalla giurisprudenza in senso favorevole al lavoratore stesso come maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia (65 anni). 

Dopo la riforma, per incentivare il proseguimento dell'attività, è stato riconosciuto al lavoratore l'estensione della tutela contro il licenziamento fino al nuovo limite massimo di flessibilità per l'accesso alla pensione (70 anni + adeguamenti alla speranza di vita). 

Da più parti si è proposto di tornare alla libera recedibilità alla maturazione del nuovo requisito minimo per la pensione di vecchiaia (66 anni e 3 mesi), o comunque al raggiungimento del primo requisito utile per il pensionamento. 

RIVALUTAZIONE DEI MONTANTI CONTRIBUTIVI E DELLE INDICIZZAZIONI

Nei mesi scorsi il commissario Tiziano Treu ha posto il problema della rivalutazione dei montanti contributivi (determinati dalla media quinquennale del Pil) in casi di prolungata recessione. Lo stesso problema è stato poi sollevato per la indicizzazione all'inflazione degli assegni pensionistici in pagamento quando si entra in una fase di prolungato calo dei prezzi se non di vera e propria deflazione. 

Si tratterebbe di “assicurare” le pensioni attuali e future da andamenti avversi del Pil e dell'inflazione, insomma. 

L'INFORMAZIONE SUGLI ASSEGNI FUTURI (LA BUSTA ARANCIONE)

A vent'anni dalla riforma Dini la famosa “busta arancione” non l'ha ancora mai vista nessuno. In un contesto di totale digitalizzazione dei rapporti tra cittadini e Pa arriverà probabilmente un Pin per accedere alla propria posizione contributiva Inps da cui si potranno avere informazioni e simulazioni sull'assegno futuro. 

E' una priorità ribadita ancora in questi giorni dal neo-presidente dell'Inps, Tito Boeri. Si tratta di uno strumento fondamentale per consentire ai lavoratori scelte avvedute sui risparmi e consumi futuri, nonché sulle scelte che possono trovarsi ad affrontare nel corso della loro carriera (se optare o no per un part-time, per esempio). 

COEFFICIENTI DI TRASFORMAZIONE

I coefficienti di trasformazione introdotti dalla riforma Dini, ovvero i moltiplicatori che traducono il montante contributivo cumulato in assegno pensionistico sulla base dell'aspettativa di vita al momento del ritiro, sono unisex. Eppure tutti sanno che donne e uomini hanno aspettative di vita differenti. 

E' uno, non certo il solo, degli aspetti che i tecnici hanno sempre indicato per chiedere una revisione di questi parametri.