mercoledì 28 gennaio 2015

PENSIONI: IL METODO CONTRIBUTIVO



PENSIONI: IL METODO CONTRIBUTIVO

Il metodo contributivo rappresenta il sistema introdotto dalla riforma Dini nel 1995 e attualmente utilizzato da vari enti e istituti previdenziali (incluso l’Inps e diverse casse di previdenza) per il calcolo delle prestazioni garantite a favore degli iscritti. Sulla base di questo sistema la pensione è determinata considerando tutti i contributi che il dipendente (o il professionista) ha versato nel corso della vita lavorativa.

Prestazione equivalente ai versamenti
A favore di ciascun iscritto si attiva una posizione personale su cui sono accreditati tutti i versamenti effettuati alla previdenza pubblica (sia a carico della società che del lavoratore); per i lavoratori dipendenti l’aliquota è il 33% della retribuzione annua pensionabile percepita. I contributi sono rivalutati annualmente sulla base dell’evoluzione del prodotto interno lordo (più precisamente, sulla base della media quinquennale del Pil).

Al termine del lavoro il montante maturato corrispondente ai contributi versati rivalutati è convertito in pensione utilizzando una serie di coefficienti, stabiliti per legge, che dipendono dall’età di pensionamento e che nella sostanza sono collegati alla sopravvivenza media futura dei pensionati. Un sistema così strutturato, applicato in via del tutto simile anche dalle casse di previdenza dei professionisti che lo hanno introdotto, garantisce la massima equità del calcolo.

La prestazione finale, infatti, risulta essere sempre equivalente ai contributi versati. Il valore medio delle pensioni annue che saranno erogate a favore di ciascun pensionato coincide (alla cessazione dal servizio) con il montante dei contributi versati dal medesimo pensionato nel corso dell’attività lavorativa (tanto si è versato quindi, tanto si riceverà).