mercoledì 14 gennaio 2015

FONDI PENSIONE - PREVIDENZA INTEGRATIVA - CARATTERISTICHE

PREVIDENZA: i fondi pensione

Lo scopo dei fondi pensione è di fornire agli iscritti una pensione, principalmente sotto forma di rendita a vita, investendo il patrimonio raccolto con un obiettivo di lungo periodo.
Esistono due tipi di fondi pensione: quelli chiusi e quelli aperti. I fondi chiusi nascono da un negoziato tra le parti sociali (infatti si dicono anche negoziali), cioè tra lavoratori ed aziende. Sono detti chiusi perchè ogni fondo si rivolge ad una specifica categoria di lavoratori (metalmeccanici, chimici, dentisti, avvocati e altre categorie, ma anche i lavoratori di una singola azienda). Esistono anche i fondi chiusi territoriali, legati ad una zona delimitata geograficamente. ll primo fondo italiano di questo tipo è stato istituito in Trentino Alto Adige.
fondi aperti, invece, sono costituiti da intermediari finanziari (Sim, banche o assicurazioni) e permettono l'accesso a tutti (anche ai lavoratori per i quali è stato costituito un fondo pensione chiuso), ovviamente nei limiti imposti dalla legge.
Al fondo pensione finiscono i versamenti effettuati dai lavoratori e dalle imprese.
Chi sottoscrive un fondo pensione può ottenere vantaggi, oltre che al momento del pensionamento, anche nell'immediato. Si tratta di vantaggi fiscali che prevedono, secondo il decreto legislativo 47/2000, la deducibilità dei contributi versati fino ad un massimo di 5.164,57 euro l'anno (corrispondenti a 10 milioni di lire): inizialmente era previsto anche un limite di adesione pari al 12% del reddito. A beneficiare della deduzione può essere anche chi possiede solo redditi da capitale e da fabbricati.
Successivamente è stato eliminato il limite del 12% del reddito e mantenuto solo il limite massimo di euro 5164,57.
In virtù della deducibilità fiscale dei versamenti dei fondi pensione (fino a € 5164,57), maggiore è il reddito dell'aderente (ovvero più elevato è lo scaglione di IRPEF) e maggiore è il risparmio fiscale.
Sui ricavi ottenuti dalla gestione del fondo pensione scatterà lo stesso regime fiscale previsto per i fondi d'investimento.
Date le sue caratteristiche, il Pac può essere visto come uno strumento di previdenza integrativa: versando costantemente una quota di risparmio per un lungo periodo su un fondo obbligazionario o azionario - adeguando l'investimento al proprio grado di rischio ed aspettative -, si accumula un patrimonio che potrà essere utilizzato come riserva per il periodo in cui si andrà in pensione.
Bisogna però prestare molta attenzione al fatto che alcune società di gestione applicano sui primi versamenti commissioni di ingresso superiori rispetto a quelle applicate ai versamenti effettuati in unica soluzione. Tali commissioni vengono poi ridotte sui versamenti successivi per far sì che, alla fine, sull'intero importo del piano, le commissioni del PAC siano identiche, dal punto di vista nominale, a quelle applicate su un versamento unico di pari ammontare. Finanziariamente questa modalità di applicazione delle commissioni produce una penalizzazione rispetto alla modalità PIC (investimento di una somma in unica soluzione o piano in contanti).
Maggiore penalizzazione subiscono poi quei PAC ai quali alcune società di gestione applicano commissioni di acquisto superiori rispetto alle sottoscrizioni PIC dello stesso ammontare.
Circa i vantaggi economici delle due forme, esistono due correnti di pensiero: una ritiene che il PAC, nei casi in cui i mercati assumano un andamento oscillatorio orizzontale oppure ad U, riesca ad ottenere un rendimento finale superiore a quello del PIC (grazie alla presenza di versamenti periodici che producono, per via dell'andamento oscillatorio del valore delle quote, un abbassamento del loro costo medio d'acquisto), l'altra sostiene esattamente il contrario (se i mercati tendono nel lungo termine a salire, ritardare i versamenti significa rinunciare ai rendimenti precedenti); inoltre nel caso in cui il mercato assuma un andamento a parabola, il risultato finale del PAC sarebbe inferiore a quello ottenuto con un PIC. A tutto ciò occorre aggiungere gli eventuali costi della formula dei PAC che di solito sono maggiori ai PIC.
UN ESEMPIO: Immaginiamo di effettuare un investimento sia in forma PIC (la somma viene versata tutta al momento iniziale) sia in forma PAC (la somma si versa in momenti successivi). Ecco il risultato, quando il fondo ha un andamento come quello indicato nel grafico.
PAC - PIANO DI ACCUMULO DI CAPITALE

tempo12345tot. inv.valore
investimento PIC5000000500500
quote acquistate5,0000005,00100
investimento PAC100100100100100500567
quote acquistate1,000,671,002,001,005,67100

Suddividiamo il grafico in più parti:
* considerandolo interamente, quindi supponendo un andamento di mercato laterale ed oscillatorio, il PIC, al tempo 5, dà un capitale pari a 500, col PAC se ne ottiene uno pari a 567 (del 13% superiore);* per quanto riguarda un andamento del mercato che può essere rappresentato dalla seconda metà del grafico (cioè un andamento ad U), è evidente che anche in questo caso il PAC risulta vincente. Se partiamo infatti dal tempo 3, con tre versamenti da 100 possiamo comprare 4 quote (perché ne compriamo 2 al tempo 4) ottenendo un valore finale pari a 400 che risulta essere del 33% superiore all'investimento;
* se consideriamo un andamento prima ascendente e poi discendente (prima parte del grafico) il PAC risulta nettamente perdente. Infatti con tre versamenti da 100 compriamo 2,67 quote che al tempo 3 hanno un valore unitario pari a 100 e quindi portano il valore dell'investimento a 267: l'11% in meno rispetto al capitale versato e anche rispetto ad un PIC di 300 (finanziariamente la perdita è superiore perché amplificata dal tempo trascorso tra il momento dell'investimento ed il momento finale);
* se invece riteniamo che il mercato abbia un trend ascendente (cosa che nel lungo periodo è molto più probabile rispetto ai tre casi esposti) sintetizzato dall'ultima parte del grafico (dal tempo 4 al tempo 5), la soluzione di investimento da scegliere è sicuramente il PIC perché investire tutto il capitale al tempo 4 è nettamente più vantaggioso che investirlo metà al tempo 4 e l'altra metà al tempo 5, come richiederebbe il PAC.