lunedì 22 aprile 2013

LA PENSIONE ANTICIPATA



La pensione anticipata
 
La riforma ha abolito la pensione di anzianità.
 
Questo tipo di pensione si poteva ottenere prima di aver compiuto l’età necessaria per la pensione di vecchiaia, in quanto era subordinato solo al raggiungimento di un certo periodo minimo di anzianità contributiva.
 
Per molti anni questa forma di pensionamento è stata identificata come una delle cause di squilibrio del sistema previdenziale: se si permette di andare in pensione molto presto si determina un costo eccessivo rispetto ai contributi versati.
 
Proprio per attenuare questo problema, sono stati introdotti dei correttivi, in sostanza si è subordinato l’assegno di anzianità a un’età anagrafica minima.
 
Con la legge 247/2007 si è scelto di imporre un mix tra età e contributi: nel 2012 la pensione di anzianità poteva essere conseguita, per i lavoratori dipendenti, con quota 96, con almeno 60 anni di età e 36 di contributi (in alternativa 61 e 35).
 
Per gli autonomi il presupposto era quota 97 (età minima, 61).
 
Con 40 anni di contributi la pensione di anzianità era svincolata dall’età anagrafica.
 
La riforma ha modificato il sistema, cancellando la possibilità di andare in pensione con le quote, e ha introdotto la pensione anticipata.
 
In pratica si potrà andare in pensione prima della vecchiaia solo se si raggiungono i 41 anni e un mese (donne) e i 42 anni e un mese (uomini), con delle penalizzazioni per chi sceglie il pensionamento anticipato prima dei 62 anni.
 
Anche l’anzianità contributiva, peraltro, è soggetta a crescere man mano, in base alla speranza di vita.