martedì 15 febbraio 2011

La nascita del catasto nello Stato unitario: evoluzione normativa


La nascita del catasto nello Stato unitario: evoluzione normativa.

Il “catasto”, con un significato abbastanza vicino a quello attuale, è presente in Italia fin dal XV secolo, quando a Firenze venne introdotto l’obbligo di presentazione di una dichiarazio-ne contenente proprietà immobiliari, debiti, crediti e compo-nenti del nucleo familiare.

Nel 1807 Napoleone emanò un edit-to con il quale venne istituito un catasto per l’intero territorio del Regno italico; subito dopo venne creato il catasto milanese, che prevedeva - con grande valenza innovativa - che il censo fosse determinato dal reddito e non dal capitale e che servì da modello di riferimento per i sistemi catastali non solo in Italia ma anche in Europa.

Il nuovo Stato eredita quindi i diversi catasti degli stati pre-unitari ed inizia a progettare un nuovo sistema nazionale, che si articolerà in un periodo compreso tra il 1886 e il 1956. Con la legge 1° marzo 1886, n. 3682 (c.d. "legge Messedaglia") nasce il catasto italiano.

Tutti i comuni italiani si dovevano uni-formare alla regola del "nuovo catasto geometrico particellare", che prevedeva la registrazione delle proprietà dei terreni distin-ta da quella di fabbricati ed istituiva ufficialmente il "catasto edi-lizio urbano", evoluzione del catasto urbano creato nel 1877, ed il "nuovo catasto terreni".

Quanto a quest'ultimo, si trattava di un catasto geometrico, cioè derivante da rilievo topografico, volto a determinare forma ed estensione delle singole particelle, e particellare, in quanto le singole particelle dovevano essere distinte in funzione del possesso, della coltura e della capacità di reddito. Il catasto nazionale avrebbe dovuto avere, comunque, caratteristiche di uniformità ed omogeneità su tutto il territorio nazionale.

Nel 1931 fu approvato il R.D. 8 ottobre 1931, n. 1572, recante "Testo unico delle leggi sul nuovo catasto", per la cui attuazio-ne venne successivamente adottato il R.D. 12 ottobre 1933, n. 1539. Nel 1939 fu operata una importante revisione generale del catasto con notevoli innovazioni in ambito estimale.

Sempre nel 1939, con R.D.L. 13 aprile 1939, n. 652, con-vertito, con modificazioni, nella L. 11 agosto 1939, n. 1249, venne istituito il nuovo catasto edilizio urbano. Esso era geo-metrico, per singole proprietà e avente come unità di riferimen-to l’unità immobiliare urbana (u.i.u.), definita come ogni porzio-ne immobiliare sulla quale insistono omogenei diritti reali e ca-ratterizzata da autonomia funzionale e produttiva.

Nel 1949, con il D.P.R. 1° dicembre 1949, n. 1142, venne approvato il regolamento per la formazione del nuovo catasto edilizio ur-bano. Nel 1956 il "nuovo catasto terreni" entrò in conservazio-ne1, sostituendo, dopo 70 anni, il vecchio catasto terreni. Dopo sei anni anche il "nuovo catasto edilizio urbano" entrò in con-servazione e sostituì il catasto edilizio urbano, acquistando una maggiore autonomia dal catasto terreni.

Successivamente la legge n. 825 del 1971, recante "Delega legislativa al Governo della Repubblica per la riforma tribu-taria", aveva previsto, tra l'altro, che il Governo avrebbe dovuto emanare disposizioni per "il perfezionamento e la revisione del sistema catastale, con particolare riguardo alle esigenze di attualità e di flessibilità e alla disciplina delle iscrizioni e delle volture".

In base a tale delega venne emanato il D.P.R. 26 ot-tobre 1972, n. 650 ("Perfezionamento e revisione del sistema catastale"), che modificò alcune disposizioni del R.D. n. 1572 del 1931 e della legge n. 1249 del 1939.