giovedì 10 febbraio 2011

Il Protesto cambiario e il Protesto Bancario: La cancellazione del protesto e la Riabilitazione


Cos'è un Protesto

Il Protesto è un atto formale con il quale viene constatato il mancato pagamento della cambiale o dell'assegno bancario; può avvenire anche nel caso che una cambiale lasciata in bianco per comune accordo (si pensi al caso in cui il prezzo di una merce non è stato ancora stabilito al momento dell'acquisto) non venga successivamente "accettata" dal compratore, cioè non sia d'accordo con la cifra scritta dal creditore sulla cambiale.

Anche in questo caso il creditore può protestare il debitore rivolgendosi ad un ufficiale giudiziario.

Il protesto deve essere posto in uno dei due giorni feriali seguenti al giorno della scadenza. Il soggetto che sottoscrive il pagamento, può mettersi a riparo da una procedura di protesto aggiungendo la clausola "senza spese" o "senza protesto" sulla cambiale stessa.

Il protesto viene eseguito da un notaio o un ufficiale giudiziario e viene segnato direttamente sulla cambiale, sebbene in alcuni casi convenga redigere un documento separato.

Per essere valido deve contenere le seguenti informazioni: data, nome richiedente, città in cui viene redatto, oggetto della contesa, motivazioni del protesto con relativa risposta del non-pagante e firma del notaio/ufficiale giudiziario.

Per cambiali o assegni che riportino lo stesso soggetto debitore nella stessa città, il creditore è in grado di formalizzare un protesto con un solo atto separato. Il protesto è precedente, a norma di legge, per la successiva azione nei confronti del debitore dell'azione cambiaria di regresso.
Fate molta attenzione a non essere protestati, a volte accade per un lieve ritardo nel pagamento di una cambiale, perché una volta marchiati di questa "infamia" è molto difficile ottenere altri prestiti dalle banche se non ricorrendo ad una fidejussione di amici o parenti.

E' comunque possibile cacellarsi dal registro dei protesti, come spieghiamo negli altri paragrafi di questo speciale sui protesti. In Italia è molto facile capitare tra gli elenchi protestati, soprattutto quando si ha a che fare con le banche, e se il soggetto non viene avvertito egli si accorge di esserlo solo nel momento in cui va a chiedere un altro prestito che gli viene naturalmente rifiutato.
La cancellazione del protesto

La legge 235 del 2000 ha allungato la durata del periodo in cui è possibile ottenere la cancellazione del protesto dal relativo bollettino, passando dai precedenti 60 giorni agli attuali 12 mesi.

La procedura prevede la compilazione di un'apposita istanza rivolta al presidente della competente camera di commercio e la corresponsione dell'importo dovuto maggiorato degli interessi maturati, delle spese del protesto, quelle del precetto (l'intimazione a pagare a mezzo avvocato) e quelle per il procedure esecutive eventualmente intentate (per es. l'ufficiale giudiziario che ha provveduto al pignoramento e quelle successive).

La cancellazione del protesto in caso di errore

Nel caso di errori nella levata del protesto, la cancellazione erronea o illegittima può essere chiesta oltre che dal soggetto interessato, anche dal notaio o altro pubblico ufficiale e dalla banca che ha negoziato il titolo.

La procedura di cancellazione del protesto passa per la richiesta ufficiale e motivata alla camera di commercio.

L’eventuale avvio di procedure legali non giustificate, oltre a portare all’immediata cancellazione del protesto, potrebbero essere fonte di responsabilità per danni da negligenza da parte dell’Istituto di credito che ha segnalato l’insolvenza.

Effetti della cancellazione del protesto

Le attuali Leggi prescrivono espressamente che nel bollettino non debbano essere conservate gli estremi del debitore dopo l’avvenuta cancellazione del protesto, come per un periodo è stato possibile in virtù di una disposizione che fissava un termine unico quinquennale di conservazione delle notizie.

Se il pagamento avviene entro l’anno, si può chiedere la riabilitazione.

In caso di diniego, il debitore potrà presentare reclamo presso la Corte d’Appello entro 10 giorni. Se il pagamento invece è avvenuto in data posteriore, la cancellazione sarebbe solo parziale: verrebbe segnalato nel Registro, ma rimarrebbe comunque l’iscrizione.

La riabilitazione dei protesti

Qualora l’interessato procedesse al pagamento, anteriormente sia al pignoramento che al trascorrere di un anno dall’iscrizione, la cancellazione potrà avvenire in modo completo.

Passato un anno senza subire ulteriori procedure di insolvenza è possibile richiedere la riabilitazione dal protesto, presentando richiesta al Presidente del Tribunale.

Ottenuto il decreto di riabilitazione dal protesto, si può richiedere la cancellazione definitiva dagli elenchi al Presidente della Camera di Commercio. Qualora l’istanza non venisse accolta entro 20 giorni dalla presentazione, è possibile fare ricorso al Giudice di Pace.

L’importanza della riabilitazione del protesto

La procedura per la riabilitazione dal protesto nasce da un’integrazione alla legge sull'usura.

E’ possibile ottenerla se dopo un anno dal levato protesto non si sono subite altre procedure di protesto, per chi abbia comunque adempiuto all'obbligazione per la quale il protesto è stato levato. Se si va oltre l'anno si ha diritto solo all'annotazione dell'avvenuto pagamento.

Ottenere la riabilitazione è molto importante in quanto il sistema bancario tende ad escludere dall'accesso al credito coloro che vengono ritenuti dei "cattivi pagatori".

La documentazione necessaria per la riabilitazione protesto

La formale domanda da presentare al Presidente della Camera di Commercio per ottenere la riabilitazione dal protesto dovrà essere accompagnata, oltre che da una fotocopia del documento di identità del protestato, dal titolo originale quietanzato e dal relativo atto di protesto.

Il titolo quietanzato è costituito dal titolo recante il timbro dell’istituto di credito, comprensivo della data del pagamento e della firma di un funzionario della banca. Per ottenere la riabilitazione occorre pagare alla Camera di Commercio i diritti di segreteria.