giovedì 26 agosto 2010

Ecco quali sono i trucchi degli italiani per evadere il fisco


Se si condannassero come Al Capone gli evasori fiscali del nostro Paese non basterebbero tutte le carceri per contenerli. Non pagare le tasse è il vero sport nazionale, altro che il calcio, anche perché è praticato a tutte le età.

I trucchi per fregare il Fisco sono tanti e uno è stato candidamente spiegato da Vasco Rossi, che in questa estate calda di controlli della Guardia di Finanza è finito nella rete assieme ad altri personaggi famosi.

La rockstar bolognese ha intestato il suo yacht personale, il "Jamaica", a una società, la "Giamaica no problem".

Sentite la sua spiegazione: "Ho usato questa cautela per mettere un limite a eventuali ritorsioni contro la mia persona fisica per eventuali danni causati dalla barca o dall'equipaggio a terzi. Trovo questo oltre che lecito anche ragionevole e per nulla elusivo. Anche il mio cane è intestato a una società, perché se morde qualcuno si pagano giustamente i danni, ma si evita che qualcuno possa approfittarsene".

Ecco i trucchi nazionali, dai più sofisticati a quelli del bar sotto casa.

Le società di comodo
Si chiamano "società di comodo". Nel caso delle barche, sono ditte di charter che però hanno un soltanto cliente, il loro azionista, nella fattispecie Vasco Rossi.

Queste società servono a pagare meno tasse sulla barca, ma soprattutto a far scomparire lo yacht dal patrimonio di una persona fisica in caso di accertamenti fiscali.

Se l'Agenzia delle entrate controlla la dichiarazione dei redditi troverà dichiarata una società di charter con un capitale basso (10 o 15mila euro) e non uno yacht da due milioni di euro.

Le società di comodo possono avere barche, ma anche tanti altri beni da nascondere al Fisco, come ville al mare e attici in città, fuoriserie. Insomma: l'evasore ha intestata sulla sua persona una Fiat Panda, ma in realtà gira con la Ferrari.

Scatole cinesi e cartiere
Altro metodo ma stra collaudato è quello delle cosiddette scatole cinesi. Per capirlo subito con un'immagine basta pensare alle Matrioska, le bambole di legno russe che stavano una dentro l'altra in ordine di grandezza. Funziona così.

Si parte con una società controllata, di cui cioè si ha il controllo possedendone una quota maggioritaria. A quella società si fa acquistare la quota di maggioranza di una seconda società, alla seconda società la maggioranza di una terza società, e così via.

Un meccanismo che permette a chi ha il controllo della prima società di avere il controllo (anche se non la piena proprietà) di tutte le altre società controllate a cascata da quella iniziale. Con ovviamente il controllo di tutti i beni posseduti da queste società.

Spesso la società iniziale ha sede all'estero, magari in un Paese comunitario come il Lussemburgo, che ha regole fiscali molto più blande che in Italia. Ma tutte le altre hanno sede in paradisi fiscali come le Isole Cayman.

Altro metodo sono le cosiddette "cartiere".
Si tratta di società che aprono e chiudono i battenti nel giro di pochi mesi. Si chiamano "cartiere" perché servono soltanto a produrre false fatture che permetteranno di chiedere il rimborso dell'Iva mai pagata.

Lo scontrino che non è fiscale
Se le società Matrioska o le cartiere sono roba raffinata, esiste un metodo molto più semplice e banale adottato dai commercianti, come i proprietari di ristoranti e di pub, che arrivano a dichiarare redditi inferiori a quelli dei propri dipendenti.

Fate attenzione le prossime volte che andrete al ristorante a quando vi porteranno il conto. Il foglio sarà scritto a macchina, come se fosse stato stampato da un registratore di cassa. Invece è stato stampato da una semplice calcolatrice. Vi sembrerà una ricevuta fiscale, ma in realtà non lo è. Voi siete convinti che le tasse saranno pagate come fate voi, invece no.

Anche i condonati evadono ancora
Infine, va data forse la medaglia d'oro a questi evasori che hanno fatti i furbi non una ma ben due volte. Si tratta di coloro che hanno usufruito del maxi-condono fiscale del 2002.

Alcuni di loro hanno pagato soltanto la prima rata di quanto condonato, ma poi non hanno più versato un euro, perché la sanatoria concedeva il "perdono" fiscale e penale grazie già al solo pagamento della prima rata. Come denuncia l'associazione Legalità ed equità fiscale (Lef) sono 4,6 i miliardi di euro tuttora "non pervenuti".


FONTE: YAHOO! FINANZA