lunedì 19 luglio 2010

Gli Imprenditori Immigrati e le banche in Italia



L’immigrazione è una realtà strutturale del nostro Paese e rappresenta un fenomeno rilevante e di lunga durata, il cui trend di crescita appare evidente, alla luce anche delle dinamiche strutturali italiane in termini demografici ed economici.


Alla crescita del fenomeno migratorio si accompagna l’evoluzione del sistema bancario, che ha negli ultimi anni reagito all’emersione di nuovi bisogni bancari e finanziari, provenienti anche da questo segmento di popolazione, in un quadro organico di rapporti e relazioni tra i migranti e la banca.

I migranti giungono nel nostro Paese. Trovano un’occupazione, ricevono compensi e comprano beni e servizi. Alcuni si fermano e acquistano una casa. Dopo i primi contatti con la banca, i servizi di conto corrente di base e quelli per il trasferimento delle rimesse, l’acquisto delle carte prepagate o ricaricabili, si approda ai mutui casa e al credito.

Il progetto di molti dei migranti in Italia non si ferma all’acquisto della casa, ma prosegue con la costituzione di un’impresa. Ai dati su bancarizzazione e mutui sottoscritti si affianca infatti quello relativo al proliferare di piccole attività imprenditoriali autonome avviate dai cittadini migranti, a più livelli, nel tessuto economico italiano. I cittadini immigrati non solo richiedono alle banche finanziamenti per l’acquisto della prima casa, ma anche credito per sostenere un progetto imprenditoriale.

Negli ultimi 5 anni, le imprese individuali gestite e controllate da immigrati sono passate da circa 100 mila a 227.524, con tassi di crescita sempre superiori al 10% annuo. Tale dato risulta particolarmente significativo soprattutto se confrontato con il tasso di crescita della base imprenditoriale complessiva nazionale, che nel 2006 è risultato pari all’1,21%, dato ancora inferiore a quello dell’anno precedente (1,61% nel 2005) .

Le imprese gestite da imprenditori immigrati sono caratterizzate da piccole dimensioni (2,7 occupati in media), si rivolgono prevalentemente ai mercati di sbocco provinciali ed hanno, nella maggioranza dei casi, meno di 5 anni di vita.

Il fenomeno dell’imprenditoria immigrata vede un “bassa mortalità” e, contribuendo ad un maggiore inserimento nella società italiana oltre che alla struttura produttiva del tessuto economico italiano, presenta ad oggi le caratteristiche per essere considerato positivamente come elemento di coesione sociale e di opportunità per la crescita del Paese.

Rispetto ai rapporti con il sistema bancario, emerge come circa il 70% degli imprenditori stranieri ha rapporti con le banche; fra questi il 6% ha rapporti con più banche, mentre il 64% con una sola .

Gli imprenditori sono in prevalenza uomini, ma la componente femminile non è affatto trascurabile. Sebbene in misura differente, sono presenti tutte le nazionalità, dimostrando come l’imprenditorialità sia un fenomeno diffuso in tutta la popolazione migrante. Anche a livello territoriale, la componente straniera è diffusa in tutti le aree geografiche coinvolte nell’indagine, con una prevalenza nelle grandi città (Milano, Roma e Palermo nel nostro caso) ma si registra una presenza anche nei centri di dimensioni minori.

Gli imprenditori hanno inoltre un alto livello di istruzione rispetto alla media degli intervistati e dimostrano una buona dimestichezza con l’uso della tecnologia per comunicare con la propria banca. Infine, utilizzano servizi bancari più evoluti, chiedono prestiti e fanno ampio ricorso al mutuo per acquistare casa.

Le banche si confrontano sempre più con aspettative e bisogni finanziari anche di nuovi soggetti e per loro diviene perciò necessario mappare le esigenze che emergono dal lato della domanda ed individuare soluzioni che possono rispondere ai bisogni ed alle attese dei nuovi interlocutori.

In conclusione, l’inclusione finanziaria contribuisce, a livello micro, all’affermarsi della “cittadinanza economica” per i nuovi soggetti che si relazionano e trattano beni e servizi con la banca; a livello macro, può senz’altro supportare lo sviluppo di dinamiche socio economiche di forte impatto sociale.

Con riferimento agli immigrati, ciò vale sia nei contesti di destinazione che in quelli di provenienza. Una maggiore inclusione finanziaria, oltre a contribuire all’integrazione sociale dei migranti, può infatti anche essere di sostegno allo sviluppo delle economie dei Paesi poveri dai quali questi spesso provengono, ragionando ad esempio sui flussi di rimesse che tramite il sistema bancario possono essere incanalati verso attività produttive nei territori di origine avvalendosi di piani di risparmio finalizzati.

Fonte "Focus ABI – CeSPI" a cura di Chiara Provasoli e Giulio Giangaspero